Dizionario delle Parole Perdute

Il dizionario è un gioco al quale tutti possono aderire. L’idea è nata dopo aver letto dell’iniziativa del premier spagnolo Zapatero: l’adozione delle parole in via di estinzione. L’appassionato invito del premier, rivolto agli scrittori ma non solo, pare stia avendo molto successo.
L’obiettivo - il salvataggio delle parole perdute o in pericolo – può apparire donchisciottesco e probabilmente lo è, ma l’idea su cui si fonda non è di poco conto:

ogni parola ha un’anima
incarna un vissuto, il vissuto di chi l’ha usata e,
dunque
perdere una parola significa far cadere nell’oblio una pluralità di messaggi
cancellare sfumature e diversità
.

È proprio questo recupero della parola che ci interessa. Un recupero che è prelievo dalla nostra storia, dalla nostra memoria autobiografica. Per contribuire scrivere la propria parola perduta a Alfredo Tamisari

domenica, 22 novembre 2009

DISCOLO


Un giorno ho rimproverato un mio alunno di quarta liceo chiamandolo  discolo   e  con mio stupore  ho scoperto che nessuno conosceva il significato di questa parola. Così, ho invitato i miei alunni a prendere il dizionario  e a scoprirne il significato. Si sono divertiti molto e adesso ogni settimana eleggiamo il capo-discolo della classe. Penso proprio che discolo sia  una  parola da salvare.
Discolo:  di ragazzo che ha carattere intrattabile e comportamento da scapestrato; indisciplinato, ribelle.
(Bruni Rita)
postato alle ore 15:16 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: discolo


domenica, 22 novembre 2009

PUDENDA


Le donne di casa, quando vedevano noi ragazze un po’ scomposte, ci dicevano un secco: «Quata giò la vergugna» («Copri la vergogna»). Gli uomini invece, in modo più dotto, parlavano di coprire le pudenda. Entrambe le espressioni mi hanno sempre fatto ridere, soprattutto la prima in dialetto.
(Raffaella Invernizzi)
postato alle ore 15:16 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: pudenda


domenica, 22 novembre 2009

ROCCHETTO


Anima tubolare di legno, cava all’interno e sporgente alle due estremità, attorno alla quale stava arrotolato un filato forte di cotone. Quando la mamma lo finiva, diventava la materia prima con cui mio fratello costruiva un carrarmato. Dopo averne intagliato pazientemente col coltellino i due bordi laterali, per farne dei cerchioni simili a cingoli, infilava nel buco un elastico, lo faceva uscire dai due lati fissandolo da uno con un chiodino; quindi avvitava l’elastico completamente su di sé, fuori dall’altro lato; quando era tutto ben ritorto, lo bloccava esternamente con uno stuzzicadenti, che così faceva da freno contro il cerchione. Una volta posato a terra, l’elastico si srotolava lento, costringendo il carrarmato a muoversi goffamente e inesorabilmente, proprio come spinto dal motore.
(Giulia Zecchi)
postato alle ore 15:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: rocchetto


domenica, 22 novembre 2009

BALIA


Il ricordo che conservo di mio zio Umberto è quello di un uomo perennemente afflitto dai più vari disturbi di salute; in famiglia si addebitava tutto ciò all’aver « sofferto a balia».
Infatti mia nonna ,siamo nel primo decennio del secolo scorso, lavorava in fabbrica alla pari di molte altre donne richiamate dalle necessità economiche e dal forte sviluppo industriale  in atto. Allora non c’erano leggi e strutture tali da garantire alle lavoratrici-madri la possibilità di accudire ed allevare i propri bambini, la giornata di lavoro era di 10 ore e non esistevano permessi per maternità.  Si sopperiva forzatamente mettendo a balia, vale a dire affidando l’infante ad una nutrice con il compito di averne cura ed allattarlo.
In pratica si verificava che la balia, una donna non impegnata in fabbrica e  con prole propria da allattare, divideva il suo latte materno tra il proprio figlio e quello che le era stato affidato.
Nel caso dello zio Umberto, forse la nutrice scelta non produceva alimento a sufficienza per i cosiddetti fratelli di latte, il fatto è che  Umberto ne soffrì nel suo sviluppo.
(Sergio Guerri)
postato alle ore 15:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: balia


domenica, 22 novembre 2009

SPORTA


Oggi si mette la spesa nei sacchetti di plastica di varie dimensioni che si acquistano direttamente  presso la cassa dell' Ipermercato. Quando invece ero piccola io, si faceva la spesa in tanti piccoli  negozi e la si metteva, via via, dentro la  sporta.
La sporta era una  sacca di tessuto con due manici ai bordi di apertura, quasi sempre confezionata in casa.
Ai tempi della guerra io mi ricordo che in quella  della  mia nonna ci entrava  di tutto: la roba da mangiare comprata con la tessera, la roba che riusciva a rimediare a borsa nera al mulino sulla Via Emilia, oppure la roba che riuscivamo a rubare all'alba, nei prati coltivati attorno a casa, come  le cime di rape che lei poi cuoceva e che  io mangiavo (anche se non mi piacevano) quando  la fame mordeva lo stomaco. E nella sporta, spesso  ci metteva anche il  pentolino  con la minestra che distribuivano gratis a mezzogiorno vicino alla chiesa di Santa Rita in Piazza Gabrio Rosa a Milano. Chissà che fine avrà fatto quella sporta marrone fatta ai ferri e foderata all'interno!
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 15:15 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: sporta


domenica, 22 novembre 2009

MANICOTTO


Ho davanti a me una foto in bianco e nero, datata 1944, che mi ritrae a cinque anni con addosso un cappottino super accessoriato: un bel colletto bianco di pelliccia di coniglio e, all'altezza della vita, sempre di pelliccia, un manicotto  in cui avevo introdotto le manine..
Quest'oggetto d'origine nordica, altro non era che un tubo, sorretto alle  due estremità da un cordoncino  che partiva e  girava in giù da sotto il colletto
La nonna Rosa per tenermi vicina  a sè, ma con le mani al caldo, pizzicava quel cordoncino come fosse un gunzaglio quando, nelle mattine d'inverno  con lo stomaco "piangente", ci incamminavamo da Rogoredo a Piazzale Corvetto, per poter avere gratis il "rancio" di mezzodì.
Ricordo le tante gambe della lunga fila,  poi  una scaletta  di legno,  poi una pedana  e quella sporta della nonna (che mi era sbattuta sul naso fino ad allora) che finalmente  si apriva, e sopra un  bel mestolone fumante, comparso all'improvviso da dietro al  bancone  più alto di me,  che  empiva  il   pentolino tondo. Lei lo  rimetteva  immediatamente nella sporta. Bisognava essere rapidi perchè la fila  dietro spingeva. Una frazione di secondo dopo, io sentivo tirare il cordoncino del manicotto e la voce  della nonna che  mi diceva: «Svelta!  Ora! Dai!».
A quell'ordine, sfilavo le manine  dal tubo,  le alzavo   a coppa verso il bancone finchè qualcosa non ci fosse caduto, poi le   richiudevo e le rificcavo dentro, fino a quando, continuando a camminare,  arrivavamo a sederci  esauste   sulle  scale della chiesa di Santa Rita . 
Eravamo  gelate, affamate... Io ero piccola e  lei - povera amata  nonna -  era  vecchia, con l'angoscia  d'avere un figlio al fronte, che non le dava tregua.
A quel punto potevamo tirare il fiato.   Era arrivato  il momento di estrarre  il mio regalo dal manicotto: si trattava sempre di  due formaggini spiaccicati dalla mia stretta, che  lei pazientemente  sbucciava ed insieme ce li mangiavamo, leccando con cura  anche  la carta.
Forse qualche briciola d'energia la recuperavamo per rimetterci in cammino (circa un paio di chilometri) verso casa, dove potevamo finalmente divorare anche  la minestra, ormai  raffreddata in quel pentolino che a quel tempo non  poteva certo essere termico.
Nel descrivere il   manicotto di quella  foto, m'accorgo  che dalla mia mente è schizzata fuori anche   una scheggia di vita  della Milano di  guerra.
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 15:14 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: manicotto


domenica, 22 novembre 2009

SCAGLIETTA


Mia nonna fiutava il tabacco: la  Scaglietta, di colore biondo. A me dava molto fastidio quando lei annusava la presa di tabacco  che aveva lasciato cadere sul dorso della mano, per poi fiutarla a più riprese dalle due narici. In commercio esisteva anche il Maccuba, ma la nonna lo disprezzava, dicendo che era un tabacco volgare. Il Maccuba era molto scuro, quasi nero. In tempo di guerra era difficile trovare questi tabacchi da fiuto e la nonna soffriva per l'astinenza. Era disposta anche a camminare a lungo, pur di trovare una tabaccheria che potesse fornirle la sua amata Scaglietta. Era un vizio, un'assuefazione come quella delle sigarette. D'altronde in quei momenti non si disponeva nè di radio, nè di televisione, dunque qualche vizio si doveva pur avere.
Per vincere la mia disapprovazione rispetto a questa sua abitudine, lei si giustificava, sostenendo  che anche nelle famiglie nobili  si fiutava il tabacco, tant'è che c'erano fior di tabacchiere artistiche anche nei musei: d'argento, di porcellana, oppure di argento smaltato con pietre preziose. Non era il nostro caso. Lei usava la scatoletta vuota della Magnesia S. Pellegrino.  
(Luciana Cella)
postato alle ore 15:14 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scaglietta


domenica, 22 novembre 2009

CUCCUMA


Scrivo  della cuccuma (milanese cògoma) di proprietà  esclusiva  di mia nonna Amelia (battezzata Emilia).
La  sua cuccuma  o caffettiera di smalto blu, con coperchio sollevabile, attaccato da una parte con cerniera,  poteva contenere mezzo litro/tre quarti di liquido.  Era perennemente poggiata sulla cucina a gas, per fare presto a preparare i vari caffè della giornata che erano infiniti.
La nonna lasciava  sempre  all'interno  del bricco  i fondi delle  miscele precedenti e, quando accendeva il gas, la cuccuma sparava come dei colpi e sussultava sul piano d'appoggio, per la grande quantità di caffé rappreso sul fondo. La vuotava periodicamente, ma di rado. Erano sempre quelli i fondi che bollivano. Poi, quando l'acqua cominciava a bollire, vi aggiungeva un po' di caffé e anche un surrogato  che poteva chiamarsi "Olandese" o "Frank".  L'Olandese era contenuto in una bellissima stagnola di colore violetto.  Il Frank era contenuto in una scatoletta rettangolare in legno. Questi aggiuntivi davano un colore più scuro al caffè e ne rinforzavano anche l'aroma. A mio parere l'aroma lo alteravano, ma dato che i soldi che giravano erano scarsi, in tutte le famiglie si tendeva a fare queste aggiunte all'acqua, per risparmiare sul caffé.
La nonna beveva tazzone  di caffé, non tazzine, che però non la rendevano nervosa poiché erano scarse di caffeina. Aveva il naso di colore un po' scuro, un po' marrone e lei dava la colpa alla quantità di caffé che ingurgitava in una giornata. Se non beveva una tazza di quel miscuglio prima di andare a dormire, lei sosteneva di non riuscire a prendere sonno.
(Luciana Cella)
postato alle ore 15:14 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cuccuma


mercoledì, 10 giugno 2009

TABARRO


Avevo dieci anni quando lui morì, ma ricordo poco di quell’uomo alto, avvolto quasi completamente in un mantello nero. Conosceva la musica Ciculinu e spesso usava trascorrere la notte, solitario, in una chiesa vicino al cimitero; ecco perché cresceva in noi ragazzini il timore per quell’uomo che non aveva paura di dormire vicino ai morti. Quel mantello era un tabarro, quello classico, lungo fino al polpaccio, realizzato in panno grosso e pesante. Sotto il mento c’era l’unico punto di allacciatura. Ricordo perfettamente quel movimento che, buttando una parte del mantello sulla spalla opposta, avvolgeva completamente il mio compaesano.
Ascoltai l’opera lirica Il tabarro di Puccini una quindicina d’anni dopo. L'opera si  conclude con: «vieni nel mio tabarro, vieni … vien» e il tabarro si richiude su se stesso avvolgendo la vittima nell’opera. Ricordo come si illuminò nei miei ricordi quel gesto del maestro Ciculinu.
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:11 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: tabarro


mercoledì, 10 giugno 2009

CERCA


Ancora negli anni ’60 vi era una figura, oramai scomparsa, che movimentava, col suo arrivo in paese, la semplice vita in gran parte incentrata sui lavori agricoli.
Era un frate dell’ordine di San Francesco - Fra Martino - che faceva la cerca dell’olio e del grasso. Era alto, asciutto, con una bisaccia ad armacollo sulle spalle. Il suo compito era di girare per i nostri paesini lasciando ad ogni famiglia un vasetto di terracotta, in dialetto detto u pignateju.
Il frate faceva il giro delle famiglie un po’ prima del tempo di Carnevale lasciando a ciascuna il vasetto. Dopo la  bollitura del grasso suino, al momento della conservazione, prima di tutto le famiglie riempivano u pignateju che Fra Martino, rifacendo il giro per il paese, ritirava ringraziando per l’offerta e ringraziando Dio per la buona cerca.
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:11 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: cerca


mercoledì, 10 giugno 2009

QUONDAM


Avverbio latino che significa “una volta".
Fu uno dei primi interrogativi che mi posi quando intrapresi qualche anno fa la strada della ricerca archivistica nella sala studi dell'Archivio di Stato di Vibo Valentia. Era un atto del 1803 del notaio Giuseppe Dinami di Stefanaconi: «Notamento di robbe che si promettono da Giuseppe Stilo del quondam Saverio a Caterina sua sorella in nome di dote per lo matrimonio contraendo con…». Semplice la risoluzione dell’enigma da parte di uno studioso in sala più esperto di me: nel linguaggio moderno la parola “quondam” è stato sostituito dal “fu” (VEDI).
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: quondam


mercoledì, 10 giugno 2009

AZZERUOLO


Un grande ruolo per un piccolo albero dai piccoli frutti nel mio vialetto degli alberi antichi. Quando, dopo tre anni, spuntarono i primi frutti fu una festa grande. D’incanto l’alberello si vestì a festa con un’innumerevole quantità di piccolissime sfere di colore rosso intenso, come pietre preziose. Viste le dimensioni ridotte del frutto, non saziai il mio stomaco, ma conobbi un gusto e un sapore nuovi che premiarono la curiosità covata per tre anni. L’azzeruolo è una pomacea minore appartenente alla famiglia delle Rosacee. È presente da lunga data nell’area mediterranea e coltivato da secoli  in Italia sia per il  frutto che come pianta ornamentale. I frutti, maturi a settembre-ottobre sono simili a piccole mele ed erano molto apprezzati nelle tavole rinascimentali per l’aroma ed il gradevole gusto dolce-acidulo.
L’azzeruolo è attualmente molto raro in Italia e a rischio di estinzione.
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:10 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: azzeruolo


mercoledì, 10 giugno 2009

BIRICOCCOLO


Ho voluto costruire nel mio giardino un vialetto piantumando solo alcuni alberi antichi, piante i cui frutti non sono più venduti e che vanno dunque scomparendo grazie alla globalizzazione. Ecco come conobbi il biricoccolo che mi ricordò subito una canzone dello Zecchino d’oro di quando ero bambino e quella più recente del maestro Pippo Caruso, La canzone di Topo Gigio:
Coro: …Topo Gigio, cosa mi dici mai? Cosa mi dici… cosa mi dici… cosa mi dici mai!
Gigio: Ah Ah... Tutto sale sale, tutto sale son giallite anche le nespole… nespole, tutto è scuro, tutto è scuro, scuro si cammina con le fiaccole…fiaccole, tutto gira gira, tutto girano le biri… biricoccole… coccole, lascia andare, non drammatizzare ma strapazzami di coccole…
Il biricoccolo è il risultato di un incrocio naturale fra il susino e l’albicocco, infatti presenta caratteristiche di tutti e due i frutti. La biricoccola è il nome del frutto.
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:10 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria: biricoccolo


mercoledì, 10 giugno 2009

LETTORATO


«Pigghiau ‘a pistula» («Ha preso la Epistola») era l’annuncio che anticamente si diffondeva per le vie di Stefanaconi, in Calabria, per comunicare che il futuro sacerdote aveva raggiunto il terzo dei cinque ordini sacri minori, il lettorato, prima del diaconato. Era questo un altro passo in avanti per la famiglia del Lettore, che aveva investito nel futuro sacerdote la possibilità di far progredire socialmente ed economicamente tutta la famiglia.
Il ministero del Lettorato conferisce l'incarico di proclamare la parola di Dio leggendo le epistole del Vangelo. Oggi siamo abituati a veder esercitare questo ministero anche da un laico, ma non molti anni fa era prerogativa del solo clero. Tra gli altri compiti di questo ministero vi è quello di catechista, di educazione alla vita sacramentale e di evangelizzazione.
(Battista Bartalotta)
postato alle ore 07:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: lettorato


mercoledì, 10 giugno 2009

CAMPORELLA


Provavo una grande invidia, il lunedì, quando certi miei amici raccontavano d'essere andati in camporella. Io, timido e insicuro, non c'ero mai riuscito. Dopo anni e anni, finalmente mi capitò una buona occasione, ma sul più bello fra l'erba sbucò una biscia e la mia bella, spaventatissima se ne fuggì.
(Lelio Scanavini)
postato alle ore 07:09 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: camporella


mercoledì, 10 giugno 2009

UGGIA


Noia, fastidio. Ne sentivo parlare, ma di uggia, intesa come noia, non mi pare di averne molto sofferto. Trovavo e trovo sempre qualcosa da fare per vincerla e per evitare le persone, ma soprattutto le trasmissioni televisive che la provocano. Esiste il telecomando e ci sono a disposizione, basta saperli scegliere,  libri e giornali che la fanno opportunamente sparire.
(Wanda De Giorgis)
postato alle ore 07:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: uggia


mercoledì, 10 giugno 2009

SPIGOLARE


Nei primi anni Quaranta (c’era la guerra), andavo, nella giusta stagione, in bicicletta con una  sorella e un’altra ragazza che abitava nel mio stesso stabile, all’estrema periferia della città a cercare e raccogliere nei prati le poche spighe che erano rimaste dopo la mietitura. I chicchi di grano venivano poi macinati per ricavarne un pugno di farina. Quindi anch’io, nel mio piccolo, ho fatto la spigolatrice, senza nulla togliere a quella famosa di Sapri (poesia di Luigi Mercantini).
(Wanda De Giorgis)
postato alle ore 07:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: spigolare


mercoledì, 10 giugno 2009

BALENGA

  
Strana, pazza, balorda. Chi, se non la Littizzetto, usa oggi questo termine? E’ stata lei, infatti, che con questa parola perduta, ha fatto riemergere alcuni ricordi.
Era definita dai suoi parenti: la balenga, una pettinatrice, amica di mia madre, che veniva in casa nostra a lavare gratuitamente i capelli a lei e a noi tre bambine. Li asciugava, poi, con il phon, apparecchio allora poco conosciuto. Per noi era una festa quando arrivava perché, qualche volta, ci portava a giocare, dopo averci offerto un cono gelato, ai giardinetti di piazzale Baracca, sotto il monumento dell’eroe della prima guerra mondiale.
«Perché balenga?» chiedevo alla mamma che non dava spiegazioni.
Seppi, da grande, che la cara, gentile signora, era etichettata così perché aveva ospitato a lungo in casa sua, ricolmandola di cure e attenzioni, una  donna che lei riteneva bisognosa di aiuto, prima di rendersi conto che la stessa era la giovane amante di suo marito.
(Wanda De Giorgis)
postato alle ore 07:03 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: balenga


mercoledì, 10 giugno 2009

SCALDALETTO


Nelle case di un tempo, dove l'unica stanza riscaldata (dal camino o dalla stufa a legna) era la cucina, infilarsi in un letto gelido era un'esperienza – è il caso di dirlo! – da brivido. I più antichi scaldaletti erano piccoli bracieri chiusi dove si metteva carbonella, o sansa d'olive accesa; quelli che ho avuto modo di provare nell'infanzia erano bottiglie di rame con un tappo a vite, che si riempivano d'acqua bollente, si avvolgevano in un panno e s'infilavano tra le lenzuola per scaldarsi almeno i piedi.
(Flavio Casella)
postato alle ore 07:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: scaldaletto


mercoledì, 10 giugno 2009

ARCOLAIO


Detto anche dipanatoio. Le nostre madri e le nostre nonne erano in genere abilissime nel lavorare a maglia, e confezionavano in continuazione maglioni e sciarpe per tutta la famiglia: la lana, comprata in matasse, doveva essere dipanata e riavvolta in forma di gomitolo per la successiva lavorazione. La più rudimentale forma di dipanatore erano... i polsi delle mani! Generalmente era un bambino a tener tesa tra le braccia la matassa, mentre la madre avvolgeva rapidamente il gomitolo. Ma di gran lunga più comodo era l'uso di un arcolaio a pantografo, solitamente in legno, che sorreggeva la matassa durante lo svolgimento.
(Flavio Casella)
postato alle ore 07:02 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: arcolaio


mercoledì, 10 giugno 2009

BOMBILLA


Un prodotto esotico che i parenti sudamericani ci fecero conoscere e apprezzare fu il mate (yerba mate in spagnolo), un infuso simile al the che si prepara in un contenitore fatto con una piccola zucca svuotata e si beve con la bombilla, una cannuccia metallica che porta all'estremità un filtro bucherellato per evitare di aspirare, assieme alla bevanda, le foglioline. Sono famose alcune foto di Ernesto Che Guevara che sorbisce il mate con la bombilla nelle foreste boliviane, durante le pause della sua attività di guerrigliero.
(Flavio Casella)
postato alle ore 07:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: bombilla


mercoledì, 10 giugno 2009

TOSTA-CAFFÈ


La massiccia emigrazione verso il nuovo continente, avvenuta nel periodo tra le due guerre, ha fatto sì che quasi tutte le famiglie avessero qualche parente americano (i miei erano per lo più in Argentina e in California) che spesso portava o inviava in Italia sacchetti di caffé grezzo, il quale veniva tostato in casa, con l'uso di un cilindro posto su un supporto ed esposto alla fiamma della carbonella accesa (ma anche, con un supporto semplificato, delle prime cucine a gas). Ne esisteva anche un tipo verticale, una sorta di padella chiusa con una maniglia per agitare il caffé all'interno.
(Flavio Casella)
postato alle ore 07:01 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: tosta-caffÈ


mercoledì, 10 giugno 2009

MACININO


Ai tempi in cui si era ben lontani dal trovare nei negozi le odierne confezioni ermetiche sottovuoto, il caffé (che si preparava con la classica caffettiera napoletana, prima dell'avvento della rivoluzionaria moka express) si comprava in grani in drogheria e lo si macinava a mano: attività generalmente riservata ai ragazzini i quali, ben felici di rendersi utili, si sedevano in un cantuccio, il macinino stretto tra le ginocchia, e giravano compunti la manovella, aspirando voluttuosamente l'aroma sprigionato dai chicchi di caffé.
(Flavio Casella)
postato alle ore 07:01 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
categoria: macinino


mercoledì, 10 giugno 2009

ALFABETO MORSE


Da bambina d'estate stavo ad Imperia dalla zia Bianca e di sera andavamo a trovare lo zio Sandro, quando faceva il turno di notte, solo soletto, all'ultimo piano del  bellissimo palazzo bianco delle Poste, ubicato davanti al mare. Lui aveva studiato l'alfabeto Morse e picchiava le dita su un aggeggio dal quale  uscivano delle lunghe striscioline di carta. Quei  tac, tatac,tatatac  equivalevano a punti  e  linee combinati in modo da rappresentare le lettere dell'alfabeto. Fino a mezzo secolo fa, quanta  gente aveva già il telefono fisso in casa? Ovvero  quell'oggetto nero inchiodato al muro nel corridoio? Per comunicare  negli anni Cinquanta c'erano solo le Poste che si chiamavano con i due nomi: Poste e Telegrafo. Infatti le notizie tranquille arrivavano per lettera e le notizie urgenti arrivavano per telegramma attraverso l'alfabeto Morse. Poi è successo di tutto e di più: le  lettere sono diventate  rare e i telegrammi si sono ridotti alle felicitazioni o alle condoglianze.
In questo preciso  momento  io, con  un solo clic, mando in giro per il mondo immediatamente quanto sto scrivendo, e quando cammino per strada, da una vibrazione nella tasca, che esce da  un aggeggio di cinque centimetri, posso ricevere  notizie da tutto il mondo! Confesso che faccio più fatica a credere alla tecnologia che tocco con mano che non alla zucca trasformata in carrozza dalla fata di Cenerentola! Alla fine, preferisco non scervellarmi  per darmi  troppe  spiegazioni: alla mia età, al bisogno me ne servo e trovo più simpatico considerare Computer e Cellulare oggetti magici, oggetti da favola.
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 07:00 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: alfabeto morse


mercoledì, 10 giugno 2009

ABBICCI


Le prime  tre lettere dell'alfabeto  formavano quella  parola  usata dai   nostri bisnonni quando mandavano i propri figli  dalla maestra per imparare quel poco che bastava per uscire dall'analfabetismo. Sul finire dell'Ottocento pochi erano coloro che proseguivano oltre la seconda elementare. Ricordo la mia bisnonna  Bettina (è vissuta quasi un secolo) quando doveva firmare di suo pugno un documento: impiegava  un quarto d'ora per ricopiare  il suo nome da un  foglietto che custodiva con cura  nel cassetto del comodino. Poi rimirava, come  fosse un'opera d'arte, quel tremolante assemblaggio di segni. Mi diceva che la mia trisnonna era più svelta perchè, su certi fogli, lei  ci metteva  solo una croce! Credo che considerasse questa bisnipote  una scienziata perchè  aveva già frequentato  la quarta classe e nonostante  sapesse  leggere velocemente qualsiasi parola e riproducesse davanti ai suoi occhi ammirati qualsiasi nome oltre il suo, quell'anno era  già  iscritta alla quinta! Se ci ripenso, mi rendo conto una volta di più che i nonni del Duemila ne hanno proprio viste di tutti i colori!
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 07:00 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: abbicci


mercoledì, 08 aprile 2009

BASTO


Grossa e rozza sella di legno che si posava sul dorso di bestie da soma per collocarvi, in opportuni secchielli che pendevano ai lati, pesi piuttosto modesti. Il termine mi ricorda le ragazzine che sull’asinello percorrevano lentamente, ai tempi delle estati della mia infanzia,  la lunga spiaggia di Francavilla a Mare in Abruzzo; raccoglievano  sassi e non so che cos’altro ancora. Avevano in testa un grande fazzoletto che le proteggeva dal sole; solo poco più grandi di me, già lavoravano canticchiando  una nenia e accarezzando il loro asinello.
(Wanda De Giorgis)
postato alle ore 08:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: basto


mercoledì, 08 aprile 2009

SVERZA


Scheggia lunga e sottile di legno. Si diceva: «Non hai capito una sverza» forse intendendo che nemmeno un frammento di un discorso era stato recepito da un interlocutore piuttosto ottuso. Era questa una frase che, quand’ero ragazza, in ufficio,  sentivo ripetere spesso.
(Wanda De Giorgis)
postato alle ore 08:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: sverza


mercoledì, 08 aprile 2009

LAGHISTA


Nella casa dove abitavo da piccola, abitava anche la Lida,  una giovane  che  si era innamorata di un ragazzo  laghista , cioè  di  un abitante  della   riviera  del lago di Garda. Il giorno del matrimonio tutti i vicini   di casa si misero in corteo per andare a vedere  la cerimonia in chiesa. Io mi ricordo che avevo un vestitino di velluto blu, che portavo un cestino di fiori e che attraversai  il ponte sul   canale Redefossi (oggi coperto). Mi ricordo anche  quando la Lida  partì dalla  stazione di Rogoredo (che allora era una stazioncina) per andare a vivere  sulle rive del  lago di Garda. La  portinaia  le gridò agitando il fazzoletto: «Buon viaggio... adesso diventerai una laghista, ma mi raccomando,  non scordarti di noi che restiamo  sulle sponde del Redefossi!». Chissà perchè, ma  certe frasi restano indelebili nella memoria. Forse perchè mi dicevano che le acque  del lago  avevano un colore ed un odore molto diverso da quelle del fosso  milanese, ed io che ancora non avevo mai visto un  lago, avrei voluto salire su   quel treno con  la Lida!
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 08:18 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: laghista


mercoledì, 08 aprile 2009

PALANDRANA


Oggi ci sono le tute: si comprano con pochi euro sul mercato e sono un indumento comodo e pratico da indossare  sia in casa che fuori. Provo ad immaginarmi mio nonno con una bella tuta rossa... invece  me  lo rivedo con la sua palandrana a righe, ovvero la  sua  vestaglia lunga e larga, con la quale girava per casa la mattina appena alzato. Così abbigliato non avrebbe certo  potuto uscire  subito per strada  col  cagnolino, cosa che  invece oggi,  grazie alla tuta,  si può  fare.
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 08:17 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: palandrana


mercoledì, 08 aprile 2009

MANATELLO


Io sono nata e vissuta a Milano, sempre nello stesso rione,  dove passavano  (e sempre passano) in continuazione   tram,  treni, aerei, automobili, e dove la quiete forse non esisterà mai. Sarà  per questo motivo che i  ricordi più belli della mia infanzia non mi riportano in Lombardia, ma in Toscana. Là trascorrevo  buona parte dell'estate, ospite delle zie che vivevano in luoghi straordinariamente salubri e  tranquilli. La zia Rina  abitava nelle campagne del Mugello e nel retro della  sua casetta,  allevava animali da cortile. La mattina mi invitava ad andare nel prato: «Vieni con me  bella cittina milanese che si va a fare un manatello d'erba per i coniglioli!». Il manatello era  un  piccolo fastello d'erba da potersi afferrare con mano e che emanava un odore così gradevole che io lo  respiravo a pieni polmoni.
(Annarosa Lazzeri)
postato alle ore 08:17 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria: manatello


Blog realizzato in colaborazione con la Libera Università dell'Autobiogravia di Anghiari

Le Parole del dizionario

abaco
abbaino
abbasta
abbecedario
abbicci
abigeato
abitino
accalappiacani
accaparramento
accelerato
acchiappamosche
acciderba
accipicchia
accoglitrice
acconigliare
accorruomo
acetilene lampada ad
acquaio
acquaiolo
acquerugiola
adunanza
aggiustaggio
agit-prop
agretta
ahi noi
ai miei tempi
alfabeto morse
alienazione
alla carlona
alla zuava
allure
almanaccare
altarino
amalgama
amante
ambaradam
amido
amlira
ammannire
ammasso
ammodo a modo
ancheggiare
anemia perniciosa
anicino
antelucane ore
antisterica
aoi
apprestare
appretto
arcolaio
ardimento
armir
arronzata
arrotino
aste
asticciola
astracan
astrakan
astuccio
avanspettacolo
ava bucato
avellano
avvezzarsi
avvezzo
avviamento
azzeruolo
a rimortis
babau
babbeo
babbucce
bachelite
badÍa
baffone
baggiana
bagigi
bagnasciuga
baiocchi
balenga
balera
balia
baliatico
balilla
ballatoio
ballo del mattone
balocchi
barbino
bastimento
basto
batiscafo
battipanni
bauscia
bazza
beccamorto
belletto
belluria
beltà
bemberg
beneficato
bengala
benino
berciare
bersÒ
bestie
biacca
bianchino
bidello
bifolco
bigatto
biglie
biolca
biricoccolo
birignoccolo
birilli
biroccio
bisaccia
bisboccia
bisogna
boccaletto
boccole
boccoli
bombarda
bombilla
bombolone
borsa nera
bosco
bottega
bottoni automatici
braciere
braida
brancata
brighella
brillantina
brodino
bromuro
bruma
brumista
bruscolinaro
buaggine
bubbola
buffet
bugìa dell’unghia
bugigattolo
bugliolo
bulletta
busillis
bussola
bussolotto
busta
butirro
butterato
cacasangue
cacastecchi
cachet
calamaio
calaverna
calcara
calciobalilla
caldano
calligrafia
calzerotti
cambiale
camicia nera
caminiera
camionale
camminatore
campanaro
camporella
canapa
canterano
capellone
capoclasse
caposquadra
carabattola
carampana
carbonaio
carbone bianco
carioca
carrettiere
carta assorbente
carta atlantica
carta bibula
carta carbone
carta copiativa
carta da zucchero
carta di firenze
carta moschicida
cartoccetti
cartoccio
car
casino
cassetta
catalessi
cavagnolo
cavedagna
cavicchio
cc nn
celere la
celiare
celluloide
cerbottana
cerca
cerchio gioco del
cercine
cerini
cfc
cha cha cha
cheque
chevreau
chiavica
chicchera
chiccheretta
chierica
chiesta
chignon
cianciare
ciaramella
cicca
ciccaiolo
ciccare
ciccarolo
cicchetto
ciclostile
cilicio
cimbali
cimosa
cinquina
cintola
cinzanino
cioncare
cipria
ciripà
cisr
citrato
citrullo
ciurlare
ciurmatore
classe
clessidra
cocotte
cocuzza
codesto
coke
collegio
colofonia
colonia estiva
coltrone
comÒ
combriccola
como’
compagno
companatico
compÍto
compunto
conciare
condensato
conserte
consorte
conticini
contracchiave
contrizione
coppale
corame
coramella
coramina
corata
coratella
corea ballo di s vito
cornucopia
corpetto
corriera
corrierino
corvÈe
costato
costipazione
costumare
cotonatura
cottimo
covone
creanza
credenza
crem
cremagliera
cren
cribbio
crine
crinolina
crocchia
croce al merito
crochet
crocicchio
crumiro
crup o grup
csir
cubo-flash
cuccagna
cuccuma
cucinino
cuorcontento
cuscino
daccapo
daddolo
dardeggiare
dattilografa
davantino
debito coniugale
decade
deicidio
desco
desinare
desipiente
dindarolo
dindi
dindio
dindo
dipanare
dipartita
dirigibile
discolo
dispensario
dondolo
donnaccia
donnesco
dote
drogheria
duce
due cavalli
dum-dum
dyane
ederella
egolatra
eia
elemosiniere
eliografo
empito
esame di ammissione
esaurimento
esaurimento nervoso
esimio
eskimo
euritmia
eurocomunismo
fabuloso
faloppa
falpalÀ
falsetto
fanciullo
fantolino
fasce mollettiere
fascio littorio
fatta
femminiello
ferro da stiro a carbone
fiacre
fiat 850
fibra - valigia di
figurinista
filarino
filmina
fioretto
fio
firmaiolo
flit
floppy disk
foglio falsariga
fola
fondaco
fontanella
forastico
forbire
forcipe
forestiero
fornicare
fotoromanzo
frescolana
frigidaire
frumentone
fruttino
fru fru
fulminanti
fungo
fuoriserie
fuso
fu
gabbare
gagÁ
gagà
gala
galactica
galantuomo
galateo
galaverna
garage
gargarozzo
garrulo
gasista
gasogeno per auto e camion
gavetta
gavettone
gazzosa
gelosie
ghette
ghiacciaia
ghingheri
ghirba
ghiribizzo
giaculatoria
giardinetta
gibollare
gil
giovinotti giovanotti
gironda
girovago
giubba
giuggiolone
gloriette
godet
gommapane
grammofono
gramo
gramolata
granata
granatina
grande guerra
grippe
grisaglia
guanciale
guari
guazza
guidrigildo
hippy
idrolitina
imberbe
imbesuito
imbibire
immemore
immodestia
imparaticcio
imperiale
impiantito
impiastro
impippiare
impomatato
impuntura
inam
inamidato
inanellare
inciocchito
incomunicabilità
infingardo
infrenare
ingollare
integrato
intortare
invertito
in onta
in seconda
irato
iro
isolatore
i g e
jamaica
juke box
kaputt
knickerbockers
lacrimato
laghista
lambretta
lampisteria
landau
landÓ
lanital
lapis
lappare
lastra fotografica
latrina
lattaia
lattivendolo
lavamano
lavandaia
leccarda
lettera
letterina
lettorato
levatrice
libertino
libretto di lavoro
limbo
limonare
lippa
lira
liscivia
liseuse
littorina
locomotiva a vapore
loffio
longanime
lucore
lupo mannaro
macinino
macuba
madia
madonnaro
magnetofono
magnetografo
magone
maiolica
malacopia
malmostosa
mammalucco
manatello
mancia
manducare
mangiadischi
mangia e bevi
manicotto
maniscalco
mannite
manrovescio
mantella
mantellina
marangone
marchese
marchetta
marinara
marinare
marmellata althea
marmittone
marogna
martingala
maschera
maschietta
mastello
masticabrodo
mastro
matinÉe
matrema
matusa
meccano
medicone
medico condotto
mercadante
mercantina
meretrice
messe la
mesticheria
mestruo
mezzadro
mezzina
michetta
microsolco
mini disk pellicola kodak
minuta
missiva
modesto
modista
moletta
monaca
moncherino
mondana
mondariso
mondezza
mondina
mondo - gioco del
mondo primo
monoscopio
mordacchia
moroni
moroso
mortificazione
moschirola
mota
mottarello
muliebre
musichiere
mustacchi
mutandoni
mutilatini
mvsn
naja
nappo
narcisata
nasare
nemmanco
neorevisionista liushaochista
nesci
nettapennino
nichelino
nido dape
nizza
nominato
norcineria
norcino
noria
normografo
numi
n n
obliare
olandese
olivetti
omaccio
omino
onb
onmi
operaista
orecchinarsi
orecchioni
oremus
organdis
organza
origliere
osteria
ottanio
ottomana
paìno
paciugare
padrone
pagliaccetto
pagliericcio
paglie fare le
pagnotta
palanca
palandrana
palÀnca
palla-prigioniera
pallottoliere
palomba
paltÓ
paltò
pampanata
pancera
panciera
pancotto
panereccio
panetto
pane bianco
pane di milano
paniere
panierino
pannolino
panno lenci
pannuccia
pantegana
pantigana
pappatoria
pappetta di semi di lino
para
paracqua
paraculo
paralisi infantile
parapiglia
pari
parigina
parsimonia
passato remoto
passeggere
passeggiatrice
pasticca
pastoia
pastone
pastrano
patereccio
patio
patria
patronato
pattìne
pattine
pattona
pàssera
pecunia
pedule
pelle duovo
pelouche
peltro
pendola
pennino
pensierini
penso
perfido
persiane
pertica
pettinella
pettine fitto
pettinina
pettorina
pianelle
pianeta
pianola
piccinina
pieve
pigione
pinza
pinzillàcchera
pinzochera
piombo
piper
piperita
pippo
pistagna
pitale
pizzicagnolo
plafond
plateau
plutocrazia
pm
pnf
pogare
polacchini
polaroid
pompa
pompon
popeline
popone
portacipria
portainchiostro
portapacchi
portaspazzola
porte-enfant
portinaia
posapiano
poscia
posseduta
posteggiatore
posteria
potage
praticone
precetto
precipitevolissimevolmente
predella
premura
prendisole
prestinaio
prete
primipara attempata
privativa
proletario
promessa
promesso
ps
pudenda
puf
pulezze
punto mussolini
purga
quarantacinque 45 giri
questurino
quid
quietudine
quondam
r4
rabarbaro
racimolare
radio a galena
raglÀn
rammagliare
rammagliatrice
rammendatrice
rancio
ranno
ras
ravanare
reclame
refezione
regnicolo
regolo calcolatore
rena
renard
re
rimodernare
risolatura
rivedibile
riverenza
riverisco
rivoltato
roba
rocchetto
romita
rorido
rosoliera
rossore
rovello
rullino fotografico
ruzzare
sabbiature
saetta
saggina
saldame
salsa fare la
saltafossi
saltamartino
saluto romano
salvadanaio
sanbabilino
sandolino
sanguinaccio
sanguisughe
santino
santola
satin
sberla
scaglietta
scala mobile
scaldaletto
scaldino
scaleo
scannellata
scapolone
scarpetta
scarriolante
scarsella
scartocciare
scartone
scavezzacollo
schÈttini
schettini
schiaffone
schiappa
schioppo
sciara
sciccheria
sciorinare
sciropposo
screanzato
sdegnosa
sderenare
sdrucciolo
secchiaio
semaforo a braccia
semicupio
sensale
serva
setaccio
seta cruda
sfigazzare
sfoglia
sfollato
sgnaccare
sgorbio
sgualdrina
sguattera
sicofante
sidol
signorina
sillabario
soffietto
solfa
soprascarpe
soqquadro
sorcio
sottogonna
sottoveste
spaccapietre
spagnola
spagnoletta
spallaccio
spallone
spallucciata
spazzacamino
spazzino
spericolarsi
spianatoia
spigolare
sporta
sputacchiera
sses
stadera
stampiglia
stato interessante
stenodattilo
stia
stipel - sip
stipetto
stomacale
stracciaio
stracciaiolo
straccivendolo
stradino
stramaledire
strullo
sussidiario
sverza
tabaccare
tabacchiera
tabarin
tabarro
taffettÀ
taffettà
talidomide
tarpare
tavola rotonda
teca
tedioso
teleromanzo
telex
temperino
tergo
terital
terza classe
tessera annonaria
tinello
tinozza
tisi
tollino
torpedone
tosse canina
tosta-caffÈ
tostino
tot
trabiccolo
tradotta
trebbia
trebisonda
trescone
trinariciuto
uditore
uggia
uggia uggioso
uggiolÌo
unpa
unrra
urinale
urna
uscio
uzza
varechina
vasellame
vaso da notte
vedovella
veletta
velina
velocÌpede
veneziana
ventriera
verecondia
vermut
verziere
vespasiano
vesta
vigilatrice
villanzone
vinello
violetta
visciole
visto
voi
voltabandiera
vov
yÈ yÈ
zambracche
zanella
zingarata
zitella
zolfanello
zoo
zufolare
zufolo
zuppiera

Stanno collaborando

Ascari Ada, Baldini Franca, Bellamìo Dante, Bonatti Cecilia, De Giorgis Wanda, Fagioli Natalia, Fignon Beno, Furlanis Marina, Gandola Gabriella, Gioia Patrizia, Invernizzi Raffaella, Massara Marco, Mori Alberto, Pisa Germana, Sangiorgi Valeria, Tamisari Alfredo, Visitin Laura, Samorè Tito, Roberta Parnisari, Prado Tiziana, Anna Maria Ercilli, Romea Miglioli, Licia Micovillovich, Tatiana Bertolini, Annarosa Lazzeri, Sergio De Cristofaro, Zecchi Giulia, Buda Loretta, Bianchi Donata, Lami Simonetta, Sobrato Marisa, Norero Maria Teresa, Zadra Gianni, Piazzetta Concetta, Riva Maurilio, Sacchieri Fernanda, Valentini Lorenza, Bernardi Barbara, Trenta Alice, Saccani Ettore, Olivari Letizia, Scanavini Lelio, Baiardi Giovanni, Michela Ravara, Nives Castenetto, Rosangela Caldari, Elisabetta Menicagli, Carlotta Borasio, Edda Cabassi, Stefano Previtera, Antonio Bertolini, Valfreda Pisa, Maurizio Saccilotto, Paolo Sanfilippo, Flavia Castenetto,Flavio Casella, Battista Bartalotta, Luciana Cella, Sergio Guerri, Rita Bruni

Links

Bottoni

  • RSS 2.0
  • ATOM 0.3
  • Powered by Splinder

Contatore

visitato *loading*volte